
Precisazioni sul libro
su Villa Bonelli
Egregio direttore,
ho dato un’occhiata
sommaria
al libro da lei
edito su Villa
Bonelli e mi permetto
qualche
precisazione
(mi perdonino
gli autori del
testo):
• Il tracciato genealogico
riportato a pagina 54 è uno “schema” e non “albero” (che dev’essere
disegnato com’è in natura).
• Nel suddetto schema, gli antenati più
remoti vanno posti sotto (attinenti alle
radici di un albero) ed i recenti sopra.
• La disposizione orizzontale per ciascun
filo generazionale, è porre gli avi
più vecchi a sinistra dello schema e, di
volta in volta, i recenti a destra.
• I termini genealogici scritti: “nato”,
“sposato”, “morto (ecc.), possono essere
sostituiti dai simboli: *, =, +.
• La particella davanti al cognome solitamente,
in araldica, è scritta in carattere
minuscolo (de Beaumont, de Riso,
de Santis, ecc.). Ciò in antico tempo,
per distinguere meglio i nuclei familiari.
• Le immagini riportate alle pagine 70,
74 e 87 come si evince dalla foto allegata,
sono rappresentazioni araldiche
del delfino (quindi, non “mostro marino”).
Molto probabilmente il delfino è
allegorico alle onde del mare riportato
sullo stemma dei Bonelli di Barletta
e Napoli (pag. 53), secondo la blasonatura
araldica: “bandato ondato
d’argento e d’azzurro”. Le onde marine
del blasone hanno attinenza col
ceppo primitivo, che era normanno,
dei Bonelli, quindi navigatori, come si
rileva da testo enciclopedico.
Con la speranza di essere stato esauriente,
La ringrazio per l’attenzione e Le
porgo cordiali saluti.
Vincenzo Bonelli, Capua
(agosto 2010)
Documento del Forum delle Associazioni di Barletta
al consiglio comunale di Barletta
A seguito di incontro effettuato il 13
luglio 2010 nella Sala della Comunità S.
Antonio, esprimiamo alcune riflessioni relative
alla politica culturale in atto nella
nostra realtà cittadina.
Non siamo d’accordo al taglio indiscriminato
dei fondi destinati al settore
della cultura, in quanto questo ambito,
assieme a quello dei servizi sociali e degli
investimenti, è portante ai fini della crescita
e dello sviluppo del territorio.
Auspichiamo vivamente pertanto che
la prospettiva di una drastico taglio delle
risorse nel campo della cultura non abbia
luogo e tali risorse vengano rimodulate
sulla base di alcune osservazioni e considerazioni
che ci permettiamo di effettuare
in quanto operatori nel settore in questione
nella realtà territoriale barlettana da
diversi decenni.
Partiamo da una premessa fondamentale:
la cultura passa attraverso l’attività
viva delle associazioni, che sono patrimonio
del territorio e si pongono come
realtà complementari dell’istruzione e
formazione. Un patrimonio da valorizzare,
sostenere e far crescere, in quanto
espressione della capacità dei cittadini di
aggregarsi e mettersi assieme per offrire
un servizio all’intera comunità in uno stile
di totale volontariato. Oggi, come nel
passato, questo è assicurato dalle associazioni
impegnate in molti ambiti e settori,
che spaziano dall’arte, alla musica, allo
sport, al turismo, al teatro e l’elenco potrebbe
continuare. Pertanto si chiede che
il mondo delle associazioni venga quanto
prima preso in considerazione ai fini delle
scelte politiche ed economiche dell’amministrazione.
Auspichiamo che questo documento
sia preso in considerazione dal Consiglio
Comunale e nel contempo ci rendiamo disponibili
a momenti di confronto e dialogo
sulla questione.
Forum delle Associazioni
(agosto 2010)
Lo stemma della Provincia
di Barletta-Andria-Trani
Senza troppi clamori, quasi in silenzio, è stato approvato da pochi giorni, contestualmente
al nuovo statuto provinciale, lo
stemma araldico che sarà
simbolo a livello regionale
e nazionale della Provincia
di Barletta-Andria-
Trani.
Ad un anno dalla sua
costituzione, arriva finalmente
per la neonata nostra
Provincia il proprio
stemma ufficiale, dopo
oltre 12 mesi di proposte
e conseguenti ritardi per
una decisione che fosse
definitiva, elaborato direttamente
dall’Ufficio Araldica
della Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
Così ecco lo stemma
della Provincia BAT: sormontato
da una corona
gemmata racchiudente
due rami, uno di alloro ed
uno di quercia al naturale,
lo scudo di tipo sannitico è nella parte superiore
azzurro, colore del nostro
mare, con tre stelle dorate
a simbolica rappresentazione
dei tre capoluoghi e nella parte inferiore sono rappresentate
quattro fasce verticali, 2 di colore
giallo-dorate come i campi di grano delle
nostre Murge nel mese di giugno (la
legge istitutiva della Provincia, la legge
n. 148, è stata pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale il 15 giugno 2004)
e le Medaglie d’oro consegnate
alla Città della Disfida (nel 1998 al merito civile
e nel 2004 al valor militare)
e 2 di colore rosso come gli
ottimi vini DOC della nostra
zona (rossi Barletta, Canosa
e Castel del Monte) e come il
sangue dei Barlettani versato
per la Patria (Barletta, città
più decorata d’Italia) e per la
Provincia.
Prof. Vincenzo Piccialli
Lo stemma della
Provincia come quello
della famiglia Cafiero
Caro direttore vorrei segnalare
ai lettori che lo stemma
della nuova Provincia
BAT è molto simile a quello
della famiglia Cafiero che lei
stesso riporta nel suo volume
su “Barletta immagini” a
pag. 191, figura 435.
(agosto 2010)
“Diario in pubblico” di Elio Vittorini: un dono
Ch.mo dott. Russo,
ho letto il suo ricordo di Aldo Vittorini, e del suo rammarico di
non possedere il volume “Diario in pubblico” del fratello Elio. Mi
permetto di omaggiarle una copia della prima edizione, anche se
un po’ ingiallita.
Con viva cordialità
Damiano Carola, Trani
La ringrazio vivamente dell’omaggio tanto più gradito perché
mi giunge dopo quarant’anni di attesa. E la lettura, che ho appena
iniziato, non mi sta deludendo perché l’autore, con questa sua
specie di Zibaldone leopardiano dei suoi primi anni di scrittura,
non solo ci lascia la sua ma anche la biografia della nostra generazione,
la storia degli impulsi letterari, delle sollecitazioni morali,
delle scelte di vita in cui ci siamo trovati coinvolti e implicati in
molteplici scenari: quello letterario, politico, culturale, civile.
E ora un piccolo inedito, che ho saputo dopo la pubblicazione di quegli articoli sul Fieramosca.
E cioè che anche la sorella Iole, viveva a Barletta, coi fratelli Ugo e Aldo negli anni post
bellici, e insegnava presso la S.E. d’Azeglio. A raccontarmelo Agostino Lonigro, classe ‘41, che
quell’anno - 1947 - frequentava la prima elementare.
(agosto 2010)
Templari a Roma
Caro direttore, ho letto il suo
interessante libro sui Templari a
Barletta. È stata per me una gradita
sorpresa. Anche noi, a Roma, l’anno
scorso li abbiamo ricordati in
una manifestazione titolata E QUES
TEMPLARI, per l’arrangiamento di
Mauro Jannuccelli, musica di Vince
Tempera e Mario Martellini e i testi
di Francesco Russo, per la Geri Record
di Roma.
Ettore Geri
(agosto 2010)
Templari a Barletta
Egregio direttore ho letto con
grande interesse il tuo ultimo
libro sui Templari a Barletta; è
stata per me una grande e gradita
sorpresa, poiché di questi
cavalieri si parla tantissimo in
televisione, si scrivono libri e si
fanno dei fi lm. Immaginavo che
si battessero per i nobili ideali
del Santo Sepolcro, e invece ho saputo che erano anche prepotenti
e che a Barletta danneggiavano i poveri contadini
portando via loro anche un po’ dei raccolti.
Perciò bene ha fatto Federico II a perseguitarli, specialmente
quando li ha espropriati delle Saline, facendole
diventare Monopolio di Stato. Grazie per la bella lettura
che ancora una volta ci hai regalato, e mi auguro che possa
adesso scrivere un libro sugli altri Ordini cavallereschi dei
quali, in questo tuo ultimo volume, ne riporti solo qualche
cenno.
Per esempio, ho trovato interessantissimo il riferimento
ai cavalieri di S. Giovanni, che avevano la loro domus dove
oggi c’è il complesso Solemar fi no al vecchio suolo della
Montecatini.
Michele Vitobello - detto Lillino
(agosto 2010)
S. Giovanni Gerosolomitano
dov’era?
Caro direttore, in uno dei suoi libri (Storia
delle cento chiese, vol. I, pagg. 366-407)
lei si sofferma sulla chiesa di S. Giovanni
Gerosolomitano e accenna anche alla sua
ubicazione nell’area oggi occupata dal
complesso edilizio “Solemar”, e oltre, verso
la vecchia Montecatini, dove c’era una Platea
Magna, cioè una grande piazza. Ma con
maggiore precisione dov’era il luogo? E ci
sono attestazioni di quella ubicazione?
Francesco G. Di Bari
(luglio 2010)
Le indicazioni topografiche vengono dalle
fonti di autori locali dell’Ottocento e sono
inoltre suffragati da una visita che facemmo
sul posto, molti anni fa, con l’arch. Antonio
Santoro, dove constatammo l’esistenza di
numerose attestazioni di quelle emergenze
archeologiche, fra cui alcuni resti di “tavelloni”
dell’antica domus (o chiesa?) di S.
Giovanni, delle fosse ricavate nel terreno
tufoso utilizzato come serbatoio per derrate
alimentari (c’erano ancora chicchi di grano),
profili residui di antiche costruzioni. La
fotografia che riporto riprende il sito dove
probabilmente si estendeva quell’edificio.
Come avrà rilevato dalla ricca bibliografia
che allego alla ricostruzione del tempio,
si tratta di una certificazione ricchissima,
nell’ambito della quale spiccano i nomi degli
studiosi Francesco Carabellese. Sabino
Loffredo, mons. Santeramo, F. Vista e fra i
più recenti R. Iorio e F. Tommasi. Senza dire
delle innumerevoli fonti fra le quali spiccano
quelle di Giovanni Cassandro, Francesco
Nitti e Domenico Vendola.
Area di S. Giovanni Gerosolomitano all’inizio
di via Trani, un tempo denominata “il Parco”
oggi occupata da due complessi edilizie, al
centro, da due tratti stradali uno superiore (via
Ammiragli Casardi) e uno infossato (un tempo
strada ferrata) chiuso al traffico, attivato solo
per collegare la Cementeria al Porto. Questo
tratto prosegue oltre via Regina Elena fino alle
banchine portuali.
Dove la sede legale della nuova provincia BAT?
In questi giorni infuria la polemica sull’assegnazione della sede legale della nuova
provincia BAT e, “l’un contro l’altro armati”, si avanzano diritti e pretese che, spesso,
sono anche strumentali e privi di fondamento. Ho letto su www.sestaprovinciatv.com/wordpress/cera-una-volta-la-provincia-di-trani.html la lettera aperta a firma di Nicola
Cuccovillo, ex consigliere comunale di Trani e presidente dell’Associazione “Sandro Pertini”,
intitolata “C’era una volta la provincia di Trani”, nella quale si ricorda che Trani è stata Capoluogo di “Terra di Bari” per oltre duecento anni.
Avrei preferito che altri, più titolati di me, avessero commentato tale affermazione,
contrapponendo una lunga ed oggettiva elencazione di motivazioni storiche che dimostrano
che Barletta - sintetizzo nel mio piccolo di conoscenze - per la sua storia gloriosa e
per il proprio ed esclusivo impegno profuso da molto più tempo (ricordo soltanto che già
dal 1854 fu avanzata la prima istanza per l’istituzione della provincia di Barletta), ha più
diritto all’assegnazione della sede legale.
Temo che Barletta, unica protagonista, dopo aver intrapreso in solitaria una lunga e
tortuosa corsa, sia stata anticipata (leggasi beffata) sul traguardo dalle limitrofe Andria e
Trani le quali, fino a poco prima dell'arrivo, erano state semplici spettatrici. Voglio sperare
che non sia in atto un recondito e sporco gioco politico delle tre carte e che non si perpetri
l'ennesimo sopruso su un indiscutibile diritto acquisito dalla città di Barletta.
In attesa che altri barlettani e non, più e meglio informati di me replichino, riporto il
mio commento: “Se Trani, prima d’ora è stata Capoluogo di Provincia di ‘Terra di Bari’ per
oltre duecento anni”, Barletta è stata insignita del titolo di “Caput Regionis” (Capoluogo
di Regione) da Guglielmo I. Detto ruolo fu mantenuto dalla distruzione di Bari (1156) fino
al XVII sec. È da precisare che con questa espressione non s’intende l’intera regione, bensì
la provincia della Terra di Bari e la Capitanata. Barletta costituiva il principale riferimento
amministrativo del Regno al quale i sovrani legarono alcuni degli avvenimenti e delle iniziative
più importanti della loro vicenda imperiale, che mi astengo dall'elencare. Tale titolo,
inoltre, fu confermato da tutti i regnanti che si succedettero: essi orientarono ogni loro atto
a rafforzare il primato del nuovo capoluogo. Testimonianza scritta è quella di Gioviano
Pontano, un diretto ed attendibile collaboratore di Ferdinando I d’Aragona. Barletta fu
definita “Regionis eius caput Barulum” e fu specificato che, pur essendo Barletta capitale,
la provincia conservava il nome di Terra di Bari (“quae vocitata est at urbe Baro”), tutto ciò
“quae caput olim regionis fuit” (per esserne codesta città stata capitale in antico tempo).
Credo che non sia poco.
Penso che noi barlettani, oltre ad esserne fieri, dovremmo informarci maggiormente
sulla lunga e gloriosa storia della nostra amata Città, e far valere democraticamente i
nostri diritti.
Antonio F.G. Pignatelli
(luglio 2010)
Le mani nelle tasche
Ultimamente, quando un ministro
o un deputato o un senatore della
maggioranza viene intervistato in
merito alla manovra finanziaria, si
affretta a dire “Non abbiamo messo
le mani nelle tasche degli Italiani”.
Bubbole!
Parliamo degli insegnanti. Il
provvedimento prevede il blocco del
contratto e il blocco degli aumenti
per anzianità per i prossimi tre anni:
hanno messo, contemporaneamente
le mani nella tasca sia destra che sinistra
con un prelievo coattivo anticipato,
un provvedimento che disegna
un futuro senza speranza. Tutto ciò è
immorale. È una pesante riduzione
della retribuzione con conseguenze,
anche, sui trattamenti previdenziali.
Questa è l’equità di cui è capace
il nostro Governo? O è macelleria
sociale? Ma attenzione gli imbonitori
non sanno di essere grotteschi.
Sapete perché? Gli insegnanti aspettano
il pagamento degli straordinari
effettuati nel 2008, 2009 e nel 2010
che chissà quando riceveranno e comunque
senza interessi.
Questi professionisti maltrattati
e mal pagati, fedeli servitori dello
Stato, ora appartengono a quella
generazione che un tempo si definiva “maggioranza silenziosa”; sono,
però, gli stessi che nel ‘68 scesero
nelle piazze e che sono pronti a scendere
ancora oggi, in compagnia dei
loro figli laureati e disoccupati.
La “Casta” non esasperi una
categoria che ha dimostrato di non
essere corporativa e che, in ultima
analisi, chiede legittimamente di essere
trattata con equità e dignità.
Prof. Giovanni Degano
(luglio 2010)
Pro Barletta Provincia inizio anni Novanta
Stimatissimo direttore,
allego la foto di molti anni or sono, relativa alla manifestazione pro Barletta Provincia, tenutasi nella Stazione ferroviaria di Barletta.
La foto mi fu lasciata con altre da mio zio Francesco, è timbrata “Calvaresi”; non so se può essere pubblicata, lascio a Lei ogni opportuna decisione. Tra quelli da me conosciuti, purtroppo tutti deceduti, sono ben visibili i sostenitori storici del movimento pro Barletta Provincia: il compianto amico fraterno don Luigi Filannino, l’indimenticabile dott. Carlo Ettore Borgia, l’appassionato cav. Damiano Daddato e, con la bandiera, il pur conosciuto mio zio Francesco Pignatelli (per tutti Ciccio), amante di tutto ciò che riguardava Barletta.
Buon lavoro
Antonio Francesco Giuseppe Pignatelli
(luglio 2010)
Sfregola candidato sindaco
Ho letto sui giornali dell’ipotesi
di una candidatura di Sfregola (presidente
del Barletta Calcio) a sindaco
di Barletta. Sono restato perplesso
ed incredulo. Allora l’esperienza
Mennea, di qualche anno fa, non ha
insegnato nulla?
Se pure Sfregola portasse il Barletta in serie B, gli elettori
barlettani hanno tanto di quel buonsenso da bocciare la
candidatura di un buon presidente di pallone, ma che non
ha alcuna esperienza amministrativa! Ve l’immaginate alla
prima tavola rotonda interrogato sulle cento problematiche
cittadine? Chiedo alla classe politica di centro destra, alla
quale appartengo, di fare uno sforzo di fantasia per cercare
un candidato più addentro ai problemi della città, alla
conoscenza degli uomini della politica e ai problemi della
nuova provincia in una duplice ottica: quella locale e quella
regionale. E vi sembra cosa da poco?
Franco Napoletano
(luglio 2010)
|